L'angolo del lettore

Ciao a tutte!
L'estate per me significa letture e ho pensato di inaugurare una nuova rubrica: L'angolo del lettore. Fin da piccola ho sempre amato leggere e ho divorato decine e decine di libri negli anni. Finché non ho iniziato a lavorare, la mia media di libri era almeno un paio al mese, con punte di 4/5 in estate. Ho così accumulato una certa esperienza in questo campo e una certa eterogeneità nelle mia bibliofilia.


Libri+yankee candle... cosa volere di più? Si possono notare libri per bambini, edizioni uscite dai giornali, classici gialli in lingua inglese (amato Sherlock) e qualche perla rara di libri di lusso (regali preziosi);

Nel corso dei miei numerosi traslochi ("Non sono gli anni, baby, sono i chilometri", cit.) qualcosa ho anche perso, altro ho dimenticato, regalato oppure lasciato dai miei. Ho selezionato accuratamente cosa portare con me perché, ahimè, lo spazio è tiranno e non potevo avere una casa di soli libri! Per fortuna, è venuta in mio soccorso la tecnologia e, dopo le prime resistenze, ho il mio Kobo e il mio Ipad che già, in pochi mesi, contengono più libri della Biblioteca di Alessandria.

Questa estate, per la prima volta dopo due anni, non ho libri universitari da leggere e studiare (qui capirete di cosa parlo) e mi sono dedicata a letture più leggere. Si fa per dire.

La prima è una scrittrice canadese, Alice Munro premio Nobel per la letteratura nel 2013. Era a me già nota per il suo stile asciutto e descrittivo e ho voluto approfondire con questo volume più recente della sua produzione letteraria. Le sue opere, infatti, sono raccolte di racconti lunghi, accomunati dall'immancabile ambientazione nella campagna canadese. In questo Danza delle ombre felici abbiamo 15 racconti che sono altrettanti tranche de vie nella vita piuttosto ordinaria di coppie, amanti, famiglie. Il punto di vista è sempre diverso: una ragazzina che vive in una fattoria e che si ribella alla sua condizione di femmina; una donna che cerca di ritagliarsi una stanza tutta per sé (come già anni prima aveva auspicato un'altra grande scrittrice, Virginia Woolf) nella vita quotidiana di moglie e madre; due ragazzi che si ritrovano in una sperduta cittadina del Canada e cercano compagnia femminile, lanciando uno sguardo su esistenze squallide e disperate.
Succede poco, pochissimo in questi racconti: frammenti di vite quasi sempre povere o poverissime, incontri inaspettati che cambiano il corso di un'esistenza, disperazioni che si incontrano per un breve istante. Non c'è però catarsi né tantomeno riscatto nelle esistenze raccontate dalla Munro.
Ciò che mi è piaciuto di più dei suoi racconti è proprio questo senso di sospensione, l'idea che la tua vita può cambiare in un attimo e che per quanto tu cerchi di scappare non fuggirai mai da te stesso.
Lo stile è ricco di descrizioni ma piuttosto asciutto, estremamente realistico. In pochi tratti l'autrice racconta un acuto ritratto psicologico dei personaggi: di particolare finezza è, nel racconto Maschi e femmine, la trasformazione della protagonista (voce narrante) da bambina ad adolescente e la sua ribellione alla condizione di donna in un mondo maschile (e maschilista).


"- Non importa, - disse mio padre. Pronunciò con rassegnazione e perfino buonumore le parole che mi avrebbero assolta e liquidata per sempre. - E' soltanto una femmina, - disse. Non protestai, nemmeno in cuor mio. Forse era vero."

L'altro autore di cui ho iniziato a leggere qualche anno fa ogni libro che pubblicasse è dell'altra parte del mondo, lo scrittore giapponese Haraki Murakami, più volte candidato al premio Nobel.
Siamo in un altro pianeta: romanzi, per di più lunghissimi, ricchi di personaggi insoliti e di un genere quasi fantascientifico. Questo romanzo, Kafka sulla spiaggia, è uno dei suoi grandi successi, ormai di diversi anni fa. Il genere è indefinibile: si parla di realismo magico (simile a quello della letteratura sudamericana, come i romanzi di Marquez) in versione nipponica.
E' l'opposto della Munro, non solo geograficamente ma anche come stile, sensibilità, psicologia. Tutto è trattenuto, chiuso, impenetrabile nei romanzi di Murakami. Spesso, come in questo caso, è un'opera a più voci: ogni capitolo dà spazio e voce a un personaggio, anche se il protagonista è sempre ben definito. Maschio, di età variabile (in Kafka sulla spiaggia è un adolescente scappato di casa) ma di solito giovane, autosufficiente in ogni suo aspetto (da quello sentimentale a quello lavorativo), segnati o feriti da un profondo dolore a cui reagiscono con freddezza apparente. Algido e asettico è anche lo stile dello scrittore nipponico, innamorato del cibo e del sesso: abbondano le minuziose descrizioni sia dell'uno che dell'altro, in uno stile raggelato e distaccato. Un quindicenne, abbandonato dalla madre e dalla sorella, fugge dal padre-padrone, artista affermato e sadico che gli ha lanciato la terribile maledizione edipica: egli ucciderà il padre e si accoppierà con la madre e la sorella. Il ragazzo sceglie uno pseudonimo, Kafka, e inizia il suo viaggio attraverso il Giappone. Troverà rifugio in una splendida biblioteca dove riceverà l'aiuto di un personaggio uomo-donna e di una bellissima donna (che forse è la madre perduta). La vicenda di base, raccontata con realismo, si intreccia alla storia di un viaggio parallelo compiuto da uno strano anziano che parla con i gatti e un giovane camionista che lo accompagna. Il tutto, sullo sfondo di una misteriosa apparizione (forse alieni, forse esperimenti militari) avvenuta nel 1944 e i cui effetti arrivano fino al Giappone moderno e alle vicende dei personaggi. Magia, religione, mito e sogno si intrecciano in una scrittura affascinante e personaggi enigmatici. Difficile forse pensare a qualcosa di più lontano dalla sensibilità occidentale: questi personaggi maschili a metà strada tra un superuomo nietzschiano e la fragilità dell'uomo moderno, smarrito in un mondo insensato. Murakami non prova a mettere ordine nel caos della terra: proprio quando la verità sembra a portata di mano, quando tutti i pezzi sembrano combaciare, ecco che i contorni della vicenda sfumano, perdono di definizione e giungere a una conclusione non ha più importanza.


"Tutti perdiamo continuamente tante cose importanti, - dice quando la suoneria del telefono si è placata. - Occasioni preziose, possibilità, emozioni irripetibili. Vivere significa anche questo. Ma ognuno di noi nella propria testa - sì, io immagino che sia nella testa - ha una piccola stanza dove può conservare tutte queste cose in forma di ricordi. [...] Ognuno, in un modo o nell'altro, ha bisogno di un luogo a cui appartenere."

E voi? Avete letto qualcosa di questi due autori? Libri da consigliare per questa estate? Fatemi sapere nei commenti!

Alla prossima!

Commenti

  1. Adoro i post 'librosi'! *_* Sono un'accanita lettrice e vorrei cimentarmi anche io in qualche recensione letteraria, ma temo sempre un po' di deludermi e rimando sempre :/
    Comunque..Di Alice Munro non ho mai letto nulla, invece di Murakami tre titoli: Kafka sulla spiaggia, Tokio Blues-Norvegian Wood e L'uccello che girava le viti del mondo. Che dire, libri criptici, che non sono mai riuscita a comprendere del tutto (l'ultimo, in particolare); forse la cultura giapponese è troppo distante dalla nostra o io la conosco troppo poco, non so, fatto sta che non ti so dire se mi siano piaciuti o meno. Certo è che la letteratura giapponese mi incuriosisce parecchio, proprio perchè diversa dalle altre con cui io mi sia cimentata, quindi sicuramente leggerò altro di questo autore :)

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  2. Provaci, non te ne pentirai! La Munro te la consiglio, è davvero una lettura profonda, anche se non proprio immediata. Murakami ti capisco, a me alcuni suoi li ho proprio odiati (compreso L'uccello che girava le viti del mondo), altri li ho adorati (La fine del mondo e il paese delle meraviglie è un capolavoro secondo me). Non è uno scrittore da mezze misure!

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